Dopo le mamme tigre sono arrivare le donne drago


Stavo leggendo un interessante articolo pubblicato da Internazionale di Eleanor Mills sulle “Donne drago“: le ambiziosissime donne in carriera cinesi pronte a sacrifici enormi pur di guadagnarsi un posto di tutto rispetto nel mondo del lavoro. Più leggevo l’articolo più mi chiedevo: “Ma ne vale davvero la pena?”

“La cina ha il più alto numero di imprenditrici al mondo. Un terzo dei suoi 875mila milionari è composto da donne” (!!!) “… le donne occupano posizioni elevate in otto delle dieci più grandi aziende cinesi. In Gran Bretagna […] le donne nei consigli di amministrazione delle prime cento società quotate alla borsa di londra sono il 12.5%”. Impressionante pensare quanto in occidente sia così diversa la situazione, ma non è tutto oro ciò che luccica. “Nei paesi in via di sviluppo le donne sono pronte a fare sacrifici che per noi occidentali sarebbero inammisibili. […] una cinese in media lavora 72 ore settimanali” (settandue!!! 14 ore al giorno per 5 giorni o più di 10  ore al giorno senza interruzioni!!!).

Joan Wang, direttrice generale e partner della Sig Asia investment, spiega che lei lavora “oltre 120 ore la settimana: devo viaggiare parecchio”. 120 ore? è incredibile, mi chiedo come facciano a gestire vita privata e lavorativo e che tipo di equilibrio possano aver trovato.

Sono tornata al lavoro tre settimane dopo aver partorito” spiega Chau – suo figlio è nato quando lei aveva 33 anni ed è stato accudito dai suoceri “ha sempre vissuto con la madre di mio marito a Honk Kong mentre io viaggiavo in tutta la Cina e stavo spesso a Shanghai e Pechino”. Lo vedeva in media una volta nel week-end ogni quindici giorni.

Mills, la scrittrice dell’articolo commenta: “I sensi di colpa materni in Cina sembrano un problema molto minore che in occidente. Forse perché le donne hanno l’aiuto dei nonni”.  Julia Zhu, direttriche per le attività nazionali di Sodexo China ammette: “Ovviamente mi dispiace non poter stare con lei [la figlia] tutti i giorni, ma devo pensare prima di tutto al lavoro”. La politica del figlio unico ha portato grandi cambiamenti “se devi lavorare e sei figlia unica, la soluzione migliore è chiedere aiuto ai tuoi genitori o ai tuoi suoceri”.

Mills aggiunge:Sensi di colpa? Pochi verso i figli ma tantissimi verso i genitori, soprattutto se anziani […] il rispetto per i genitori e per i nonni è profondamente radicato nell’indole nazionale […] una quota variabile dal 18 al 30 per cento degli stipendi è destinata ad aiutare familiari anziani e pagarne l’assistenza medica – scrive Mills  – la principale responsabilità di una donna cinese. ancora più che fare la madre, è quella di essere una buona figlia e una buona nuora.” Il 95% delle donne infatti sente il dovere di “assistenza agli anziani” tanto da lasciare il tanto sudato posto di lavoro per aiutare i genitori in difficoltà, ma per non perdere risorse umane preziose le multinazionali stanno cominciando a offrire servizi di assistenza oppure contribuire alle spese mediche.

Come è possibile che in un paese dove era in uso l’infanticidio femminile oggi le donne eccellano? “Nelle zone rurali le vita delle donne non è cambiata molto negli ultimi cinquecento anni, ma nelle città ke donne hanno il potere e le bambine sono adorate. In molte famiglie ricche e istruite oggi sono le donne a portare i pantaloni. […] Queste piccole imperatrici sono state educate per avere successo nella società cinene […] fin dai primi anni di scuola la competizione sfrenata è nella norma”

Il successo delle donne cinesi non è solo il frutto del duro lavoro, in mezzo a tutta questa competizione c’è anche molta solidarietà femminile. “Man mano che salivano i gradini della scala aziendale, molte dirigenti hanno introdotto nelle loro società misure che puntavano a salvaguardare le donne”. Queste donne stanno vivendo “il nuovo sogno cinese […] con il miraggio di una vita migliore”.

Una donna deve lavorare sempre più di uomo dice Xinran, scrittrice, e come darle torto?

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